Dove installare librerie aggiuntive Java su Mac Os X

25 febbraio 2007 at 18:43 (Tecnologia)

Supponiamo di aver scaricato una libreria Java non presente nel JDK di base, per esempio JOGL. Dove (nel senso: in quale directory) bisogna installare i file jar perché i nostri programmi li possano utilizzare? Prima risposta: ovunque, purché si aggiungano i nuovi jar al classpath. E’ vero, spesso ho scaricato librerie nella mia home directory e poi, manualmente o attraverso Netbeans, ho modificato il classpath in modo che puntasse ai file… e tutto ha funzionato.

Ma supponiamo che oltre al jar ci siano un po’ di librerie native, p.e., .ddl su Windows, .so su Linux o .jnilib su Mac. Queste non andrebbelo aggiunte al classpath, bensì al library path del sistema. Il discorso si complica e diventa interessante andare a vedere qual è la soluzione ufficiale, visto anche che è la più semplice.
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Consultare i Javadoc su Netbeans per Mac OS X

16 febbraio 2007 at 23:03 (Tecnologia)

Netbeans per Mac OS X è ben integrato con questo sistema operativo. Menu e look & feel in vero stile Mac sono gli aspetti più immediatamente visibili. Ma vi è anche un’integrazione più profonda, che è l’utilizzo della Java VM di sistema. Uno dei benefici è la disponibilità immediata degli aggiornamenti della JVM che vengono scaricati e installati automaticamente.

Dove l’integrazione fra Netbeans e OS X casca è sull’accesso ai Javadoc delle librerie standard Java. Su OS X sono installati ma Netbeans, di base, non li vede. Se questa feature ci fosse, si potrebbe avere i Javadoc disponibili come pop up automatico mentre si sta digitando il codice.

La soluzione è semplice e la illustro qui per Netbeans 5.5.
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La vera curva di domanda

7 febbraio 2007 at 23:15 (Generale)

Sto terminando un libro che mi ha recentemente prestato Carlo. Si intitola “The Long Tail – the new economics of culture and commerce”, di Chris Anderson. E’ in inglese, non so se c’è l’edizione in italiano.

Descrive come è (o sarebbe) la vera curva di domanda per prodotti come libri o dischi, cioè prodotti che hanno un grandissimo numero di titoli o tipi. In che senso “la vera curva di domanda”? Ne esiste una falsa? Beh, pensiamo a come sono venduti i libri nelle comuni librerie. Delle centinaia di migliaia di titoli a catalogo, solo alcune migliaia sono effettivamente disponibili in una libreria dato lo spazio fisico limitato che impedisce di tenere tutti i libri. Non importa tanto che i best-seller siano disponibili in 50 copie mentre per i libri più di nicchia ne sia disponibile una sola. Quello che conta ai fini di questa analisi è che la maggior parte dei libri a catalogo hanno zero copie nella maggioranza delle librerie.

E allora? Allora la curva di domanda, cioè ciò che la gente chiede di comprare quando va in liberia, è falsata: la domanda è influenzata dall’offerta e l’offerta è limitata ad una frazione minima del catalogo.
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